L’obesità si associa a un elevato rischio di sviluppare diabete di tipo 2

L’obesità si associa a un elevato rischio di sviluppare diabete di tipo 2

Tale rischio è stato ampiamente sottolineato al Congresso della Società Italiana dell’Obesità (SIO) che si è svolto a Milano il 15-16 settembre 2017 dove un’intera sessione è stata dedicata alla diabesità ovvero la frequente associazione tra obesità e diabete di tipo 2 (DT2). Ma quali sono i pazienti con un più alto rischio di DT2?

I pazienti più a rischio di diabete di tipo 2

Secondo i più recenti Standard Italiani per la cura del diabete mellito, AMD-SID 2016, sono considerati ad alto rischio di diabete le persone adulte con un Indice di Massa Corporea (BMI) uguale o superiore a 25 kg/m2 (≥23 kg/m2 negli asiatici americani) e una o più tra le seguenti condizioni:

  • inattività fisica (vita sedentaria);
  • familiarità di 1° grado per diabete tipo 2 (genitori, fratelli);
  • appartenenza a gruppo etnico ad alto rischio (asiatici americani);
  • ipertensione arteriosa (≥140/90 mmHg) o terapia con farmaci antipertensivi in atto;
  • bassi livelli di colesterolo HDL (<35 mg/dl) e/o elevati valori di trigliceridi (>250 mg/dl);
  • nella donna, pregresso diabete gestazionale o alto peso del neonato (>4 kg) alla nascita (macrosomia fetale);
  • sindrome dell’ovaio policistico o altre condizioni di insulino-resistenza come l’acanthosis nigricans;
  • evidenza clinica di malattie cardiovascolari;
  • valori di emoglobina glicata (HbA1c) ≥39 mmol/mol (5,7%), IGT o IFG in un precedente test di screening;
  • soggetti sottoposti a radioterapia addominale (es. linfonodi paraaortici, TBITotal Body Irradiation) per tumore trattato in età evolutiva.

Se il test di controllo è normale, lo screening dovrebbe essere ripetuto almeno con un intervallo di 3 anni, considerando un test più frequente in relazione ai risultati iniziali (soggetti con alterazioni della glicemia dovrebbero essere risottoposti a screening annualmente) e allo stato di rischio globale.

Per quanto riguarda i bambini e gli adolescenti in sovrappeso, la rapida crescita dell’incidenza di diabete tipo 2 anche in queste fasce di età, soprattutto nelle minoranze etniche, richiama la necessità di estendere lo screening ai soggetti più giovani che presentino due o più fattori di rischio per il diabete, secondo l’elenco riportato sopra.

Per quanto riguarda i test da utilizzare per lo screening, alla glicemia plasmatica a digiuno o alla glicemia a 2 ore durante OGTT, tradizionalmente considerati, si è aggiunta negli ultimi anni la misura dell’emoglobina glicata (HbA1c). Poiché l’HbA1c riflette la glicemia media degli ultimi 2-3 mesi, per determinare se il controllo metabolico è stato raggiunto e mantenuto nell’obiettivo terapeutico è necessaria una misurazione all’incirca ogni 3 mesi. Il regolare controllo dell’HbA1c permette, infatti, di rilevare in modo tempestivo un allontanamento dall’obiettivo terapeutico prefissato. Nel singolo paziente la frequenza del esame dell’HbA1c dovrebbe dipendere dalla situazione clinica, dal tipo di terapia in atto e dal giudizio del proprio medico curante.

References

  • SIO – Obesità Work in Progress
    Milano, Università Statale, 15-16 settembre 2017
  • SIO – ADI
    Standard Italiani per la Cura dell’Obesità 2016-2017
  • AMD-SID
    Standard italiani per la cura del diabete mellito 2016
    standarditaliani.it/pdf/STANDARD_2016.pdf

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